🚐Ci sono luoghi che si visitano velocemente e altri che chiedono tempo.
Imperia Porto Maurizio appartiene alla seconda categoria.
Non perché sia enorme o difficile da girare, ma perché ogni volta che pensi di aver trovato il suo angolo più bello compare una stradina che sale, un piccolo porto nascosto, una terrazza affacciata sul mare oppure un borgo marinaro che ti invita a rallentare.
Per questo abbiamo scelto di fermarci più giorni con il camper, prendendo come base il Camping Il Girasole.
Una volta sistemato il mezzo, abbiamo lasciato da parte programmi troppo rigidi e orari da rispettare. Scarpe comode, e il tempo necessario per scoprire una città che sembra raccontare una storia diversa a ogni curva, senza tralasciare i bagni al mare.
La nostra base: Camping Il Girasole
Il Camping Il Girasole si trova a circa 600 metri dal mare, una distanza che permette, su marciapiedi, di raggiungere comodamente a piedi Borgo Prino, le spiagge e la pista ciclabile, lasciando il camper fermo per il soggiorno.
Per noi è stata una base pratica per trascorrere qualche giorno senza dover cercare continuamente parcheggio o spostare il mezzo anche per una semplice passeggiata serale.
All’interno del campeggio sono presenti una piscina, un’area barbecue e una zona relax con televisione, spazi utili soprattutto quando si rientra dopo una giornata trascorsa tra mare, salite e vicoli.
Il campeggio è comodo anche per chi viaggia con il proprio cane. È infatti presente una zona dedicata con percorso di dog agility, dove lasciarlo muovere e giocare.
Viaggiare con un animale significa anche scegliere luoghi nei quali possa vivere la vacanza insieme a noi, senza essere soltanto accettato ma realmente accolto.
Dopo aver sistemato tavolo, sedie e tutto il necessario, abbiamo iniziato il nostro viaggio a piedi.
Il camper sarebbe rimasto lì ad aspettarci, mentre davanti avevamo il mare e alle spalle una città ancora tutta da scoprire.
Imperia, una città con due anime
Prima di iniziare bisogna chiarire una cosa: Imperia non è sempre stata una sola città.
È nata ufficialmente nel 1923 dall’unione di Oneglia e Porto Maurizio, due centri vicini ma per lungo tempo distinti, con storie, porti e identità differenti. Il nome Imperia deriva dal torrente Impero, che attraversa la città separando idealmente le sue due anime.
Oneglia è più pianeggiante, commerciale e movimentata.
Porto Maurizio, invece, sale verso il promontorio del Parasio attraverso vicoli, archi, case addossate e improvvise aperture sul mare.
Sono due parti della stessa città, ma continuano ancora oggi a conservare caratteri diversi.
Noi, durante questi giorni, abbiamo deciso di seguire soprattutto l’anima di Porto Maurizio.
Quella che profuma di salsedine, guarda il mare dall’alto e sembra ricordare ancora il rumore dei passi dei marinai nei caruggi.
Borgo Prino, il nostro primo incontro con il mare
Dal campeggio abbiamo raggiunto a piedi Borgo Prino, uno dei borghi marinari di Imperia.
È uno di quei luoghi che non hanno bisogno di grandi presentazioni: case colorate, spiagge, locali affacciati sul mare e una passeggiata che invita a procedere senza fretta.
Il Prino non è soltanto un posto dove stendere l’asciugamano.
È piacevole anche semplicemente camminare, osservare le persone sedute nei locali, ascoltare il rumore delle onde e guardare in lontananza il promontorio di Porto Maurizio.
Da qui il Parasio appare quasi come una nave di pietra sospesa sopra il mare.
Durante il giorno il borgo è luminoso e movimentato. La sera cambia completamente carattere: si accendono le luci dei ristoranti, l’aria diventa più fresca e il mare assume quei colori che soltanto il tramonto ligure riesce a regalare.
Il bello di avere il camper a circa 600 metri è proprio questo: non dover controllare continuamente l’orologio.
Possiamo fermarci ancora qualche minuto, sederci su una panchina, bere qualcosa e rientrare soltanto quando ne abbiamo davvero voglia.
A volte il viaggio è anche questo.
Non fare nulla di particolare, ma farlo davanti al mare.
Una vacanza anche per chi viaggia con il cane
La zona del Prino è comoda anche per chi, come molti camperisti, e non solo, viaggia con il proprio cane, perché vicino alla spiaggia si trova uno spazio dedicato agli amici animali, provvisto di acqua.
Può sembrare un dettaglio secondario, ma durante una vacanza al mare fa una grande differenza.
Significa poter uscire dal camper, raggiungere la costa a piedi e condividere la giornata con il proprio cane senza dover organizzare ogni volta spostamenti complicati.
Sono proprio questi piccoli servizi a rendere una sosta più semplice e piacevole.
Dal Prino verso Borgo Foce
Proseguendo lungo il mare si raggiunge Borgo Foce, chiamato dagli imperiesi semplicemente “la Foce”, perché si trova vicino alla foce del torrente Caramagna.
Un tempo era un vero villaggio legato alla pesca.
Ancora oggi conserva il piccolo porticciolo, le barche, i gozzi liguri e quelle case dai colori pastello che sembrano essere state sistemate apposta per finire in una fotografia.
È un luogo raccolto, quasi protetto dal promontorio.
Arrivando dal Prino, l’ambiente cambia poco alla volta. Il traffico sembra allontanarsi e rimangono il porticciolo, i ristorantini, le barche ormeggiate e i vicoli che si stringono tra le abitazioni.
Sono borghi piccoli, ma bisogna guardarli senza fretta.
Una porta consumata dal sale, una persiana scolorita, una barca tirata a secco o una rete lasciata ad asciugare raccontano spesso molto più di qualsiasi cartello turistico.
La Passeggiata degli Innamorati
Il nome potrebbe sembrare studiato per attirare i turisti, ma bastano pochi metri per capire che qui non serviva inventare molto.
La passeggiata segue la costa e collega Borgo Foce a Borgo Marina. Da una parte si alza il promontorio del Parasio, dall’altra si apre il Mar Ligure.
È un percorso semplice, panoramico e accompagnato quasi sempre dalla vista dell’acqua.
Noi lo abbiamo percorso senza fretta.
Ogni tanto ci siamo fermati a osservare le barche in lontananza, le onde contro gli scogli e la costa che cambiava prospettiva a ogni curva.
Ci sono passeggiate che servono per raggiungere un luogo e altre che sono già il luogo.
Questa appartiene decisamente alla seconda categoria.
E non importa essere innamorati, almeno non necessariamente di una persona.
Qui è sufficiente esserlo del mare, dei viaggi e di quella sensazione di libertà che si prova quando davanti non c’è altro che l’orizzonte.
Borgo Marina e il porto
La Passeggiata degli Innamorati ci conduce verso Borgo Marina, la zona del porto di Porto Maurizio.
Il passaggio dal piccolo porticciolo della Foce alla distesa di alberi delle barche a vela avviene lentamente. Prima compaiono le spiagge, poi i moli, i locali e infine il porto si apre completamente davanti agli occhi.
Borgo Marina conserva l’origine di antico villaggio di pescatori, ma oggi è anche una delle zone più vive della città.
Qui si passeggia, si va in spiaggia, ci si ferma nei bar oppure si osservano semplicemente le barche entrare e uscire dal porto.
Abbiamo camminato lungo le banchine guardando imbarcazioni molto diverse tra loro.
Piccoli gozzi, barche a vela pronte a partire e yacht che probabilmente vedono più porti in una stagione di quanti noi riusciamo a visitarne in diversi anni.
Eppure il porto non dà l’impressione di essere soltanto una vetrina.
La tradizione marinara continua a far parte dell’identità cittadina. Nei Magazzini Generali di Calata Anselmi si trova il Museo Navale, dedicato alla navigazione, al lavoro sul mare e alla storia della vela.
Imperia ospita anche le celebri Vele d’Epoca, una manifestazione capace di richiamare imbarcazioni storiche e appassionati provenienti da tutto il Mediterraneo.
Anche senza visitare il museo o assistere a una regata, questa storia si percepisce semplicemente guardando il porto.
Le vele, qui, non sembrano una decorazione.
Sembrano appartenere al paesaggio.
Lasciamo il mare e iniziamo a salire
Porto Maurizio, però, non si può conoscere restando soltanto sul lungomare.
A un certo punto bisogna voltare le spalle alle barche e iniziare a salire verso il Parasio, il cuore più antico della città.
La salita si fa sentire, soprattutto nelle giornate calde, ma non è una fatica sprecata.
Le vie diventano più strette, le case sembrano appoggiarsi una sull’altra e il mare compare improvvisamente tra un muro e un arco.
Il Parasio è costruito sul promontorio e il suo insieme di case, chiese e vicoli si arrampica verso la parte più alta di Porto Maurizio.
Visto dal basso sembra quasi un groviglio di edifici.
Una volta entrati, invece, ogni vicolo conduce da qualche parte: a una piazzetta, a una chiesa, a una terrazza oppure semplicemente a un altro vicolo ancora più stretto.
Non serve seguire sempre la strada più diretta.
Anzi, spesso sono proprio le piccole deviazioni a regalare gli scorci migliori.
La Basilica di San Maurizio
Prima di entrare completamente nel dedalo del Parasio si incontra la grande Basilica di San Maurizio.
Le sue dimensioni sorprendono perché sembra quasi sproporzionata rispetto alle stradine e alle case che la circondano.
È considerata la chiesa più grande della Liguria e venne costruita in stile neoclassico tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento.
Non è soltanto una chiesa importante per Porto Maurizio.
È una dichiarazione di prestigio, realizzata in un periodo nel quale il territorio voleva mostrare la propria ricchezza e il forte legame con la propria storia.
Dalla piazza, alzando lo sguardo verso la facciata e i campanili, ci si sente molto piccoli.
Ma basta girarsi verso il mare per capire che, da queste parti, anche l’architettura deve competere con un panorama difficile da superare.
Nei caruggi del Parasio
Dalla Basilica abbiamo continuato a salire.
Qui Porto Maurizio cambia nuovamente volto.
Il rumore del porto scompare quasi del tutto e rimangono i passi sulle pietre, le voci provenienti dalle case e qualche gatto che osserva i visitatori come se fosse il vero proprietario del quartiere.
Le abitazioni sono alte, colorate e spesso unite da archi.
In alcuni punti i vicoli sembrano piccoli tunnel, in altri si aprono improvvisamente verso il cielo e il mare.
Ci sono porte che sembrano non essere state cambiate da cent’anni, giardini nascosti, targhe, edicole votive e scalinate delle quali non si riesce mai a vedere la fine.
Ed è proprio questo il bello.
Il Parasio non deve essere semplicemente attraversato.
Deve essere un po’ inseguito.
Bisogna accettare di sbagliare strada, tornare indietro e prendere una scalinata soltanto perché da fondo arriva una luce diversa.
Nei borghi liguri perdersi non è sempre un errore.
A volte è il modo migliore per trovarli davvero.
Le Logge di Santa Chiara
Il punto che più ci è rimasto impresso è quello delle Logge di Santa Chiara.
Il loggiato appartiene al monastero delle Clarisse ed è costruito sul fianco del Parasio, in corrispondenza delle antiche mura.
Le logge si aprono verso il Mar Ligure e formano una specie di balcone coperto sospeso sopra la costa.
Arrivando dai vicoli non si percepisce subito ciò che sta per comparire.
Poi si passa sotto le arcate e il mare si apre improvvisamente davanti agli occhi.
Da una parte ci sono la solidità delle colonne e dei muri antichi.
Dall’altra l’orizzonte.
È uno di quei contrasti capaci di fermare anche chi normalmente scatta una fotografia e passa oltre.
Noi siamo rimasti qualche minuto in silenzio.
Non perché non ci fosse nulla da dire, ma perché alcuni panorami non hanno bisogno di essere spiegati.
Le barche sotto sembravano piccole, il porto lontano e il rumore della città arrivava appena.
Dietro quelle mura continua ancora oggi la vita del monastero. Davanti, invece, passa il mondo intero: mare, vento, nuvole e tramonti.
Forse è proprio questa la magia delle Logge di Santa Chiara.
Non sono soltanto un belvedere.
Sono un confine tra due modi completamente diversi di vivere il tempo.
Scendere è un altro viaggio
Dopo aver raggiunto la parte alta, siamo tornati verso il mare seguendo una strada diversa.
Perché nei borghi liguri la discesa non è mai semplicemente il contrario della salita.
Cambiano la luce, le prospettive e perfino gli edifici sembrano diversi.
Un vicolo che all’andata appariva buio, al ritorno incornicia il porto. Una scalinata che sembrava interminabile conduce improvvisamente a una piazzetta piena di sole.
Poco alla volta sono ricomparse le barche, le voci dei locali e il rumore del lungomare.
In pochi minuti siamo passati dal silenzio quasi sospeso del monastero alla vita del porto.
Porto Maurizio è anche questo: una città verticale, dove basta salire o scendere per poche centinaia di metri e ritrovarsi in un’atmosfera completamente diversa.
Tornare al Prino
La giornata poteva terminare al porto, ma avevamo ancora voglia di camminare.
Siamo così tornati verso Borgo Foce, ripercorrendo la Passeggiata degli Innamorati e raggiungendo nuovamente il Prino.
Al ritorno il sole era più basso.
La luce cadeva sulle facciate, il mare aveva perso l’azzurro acceso del pomeriggio e le barche iniziavano lentamente a trasformarsi in sagome scure.
Eravamo stanchi, certo.
Ma era quella stanchezza leggera che arriva dopo una giornata trascorsa fuori, quando sai di avere camminato molto senza aver sprecato neppure un passo.
Il camper ci aspettava a circa 600 metri dal mare.
Una breve passeggiata e saremmo tornati alla nostra piccola casa su ruote, pronti a sederci nell’area relax, utilizzare il barbecue oppure semplicemente ripensare alla giornata appena trascorsa.
È in questi momenti che apprezziamo ancora di più questo modo di viaggiare.
Avere con noi tutto ciò che serve, lasciare fuori scarpe e zaini e ritrovarsi la sera a ripercorrere con la mente ciò che abbiamo visto.
Qualche giorno vissuto lentamente
Imperia Porto Maurizio non è stata soltanto una sosta al mare.
È stata la passeggiata dal Prino verso la Foce, le barche del porto, la salita al Parasio e il panorama apparso improvvisamente tra le Logge di Santa Chiara.
È stata la scoperta di una città nata dall’unione di due anime, ma capace di conservare ancora oggi differenze, orgoglio e storie proprie.
Abbiamo visto il mare dal basso, camminando accanto alle spiagge.
Poi lo abbiamo osservato dall’alto, incorniciato dalle arcate di un antico monastero.
In mezzo ci sono stati vicoli, salite, piazze, chiese, gozzi, panchine e soste non programmate.
Non abbiamo cercato di vedere tutto in poche ore.
Ci siamo fermati più giorni proprio per concederci il lusso di tornare negli stessi luoghi, magari con una luce diversa o semplicemente con più calma.
Perché alcuni luoghi non chiedono di essere conquistati.
Chiedono soltanto di essere vissuti.
Cosa fare nei dintorni?
Anche Imperia è diventata un ottimo punto di partenza per scoprire la Riviera di Ponente in bicicletta. Una volta raggiunto Borgo Prino, si può scegliere se pedalare verso ponente, in direzione di San Lorenzo al Mare e Sanremo, oppure attraversare tutta Imperia e proseguire verso Diano Marina, Cervo e Andora.
Dal giugno 2026, con l’apertura del collegamento costiero tra Imperia e Diano Marina, la Ciclovia Riviera dei Fiori è percorribile senza interruzioni per circa 45 chilometri, da Ospedaletti fino ad Andora. Il tracciato utilizza in gran parte la vecchia sede ferroviaria e alterna gallerie, tratti sul mare, attraversamenti cittadini e scorci sulla costa che rendono piacevole anche una semplice pedalata di pochi chilometri.
Le distanze seguenti sono indicative e calcolate partendo dall’accesso alla ciclabile vicino al campeggio.
Pedalando verso ponente
San Lorenzo al Mare: circa 5 km.
È la meta più semplice per una pedalata breve. Il percorso da Borgo Prino segue la costa per circa quattro chilometri, attraversando anche una breve galleria, prima di raggiungere il piccolo borgo marinaro.
Santo Stefano al Mare: circa 12–13 km.
Una distanza ancora adatta a quasi tutti, con un percorso pianeggiante e diversi punti nei quali fermarsi davanti al mare.
Riva Ligure: circa 15 km.
Si può continuare tra spiagge, piccoli porti e centri abitati senza affrontare vere salite.
Arma di Taggia: circa 18–20 km.
È una buona destinazione per trascorrere qualche ora sul lungomare, mangiare qualcosa e poi rientrare con calma.
Sanremo: circa 25–27 km.
Qui la gita diventa più impegnativa, soprattutto considerando il ritorno. Una volta arrivati si può lasciare momentaneamente la bicicletta e passeggiare tra il porto, il centro, il Casinò e i vicoli della Pigna.
Ospedaletti: circa 29–31 km.
Rappresenta l’estremità occidentale della ciclovia continua partendo dal campeggio. Tra andata e ritorno si superano facilmente i sessanta chilometri, quindi è una pedalata da affrontare con un minimo di allenamento oppure con una bici elettrica.
San Lorenzo al Mare rimane probabilmente la meta migliore per una gita tranquilla. Chi invece ama pedalare può continuare quasi senza accorgersi dei chilometri: il mare rimane vicino, i paesi si susseguono e ogni volta che si pensa di tornare indietro compare un nuovo tratto che invita a proseguire.
Pedalando verso levante
Oneglia: circa 7–8 km.
La ciclabile attraversa Imperia collegando Porto Maurizio con l’altra anima della città. Una volta arrivati si può passeggiare sotto i portici di via Bonfante, raggiungere Calata Cuneo oppure fermarsi nei locali vicini al porto.
Diano Marina: circa 10–12 km.
Il nuovo collegamento costiero permette di superare Capo Berta lungo quella che per anni è stata chiamata “l’Incompiuta”. Oggi è uno dei tratti più panoramici dell’intero percorso, sospeso tra il mare e la macchia mediterranea.
San Bartolomeo al Mare: circa 13–14 km.
La passeggiata prosegue quasi pianeggiante lungo il Golfo Dianese, tra spiagge e località balneari.
Cervo: circa 14–16 km.
È una delle mete più belle. Dal mare bisogna affrontare una breve salita per entrare nel borgo medievale, ma una volta raggiunta la piazza della chiesa di San Giovanni Battista il panorama ripaga della fatica.
Andora: circa 18–20 km.
È l’estremità orientale dell’attuale Ciclovia Riviera dei Fiori. Il percorso completo di andata e ritorno dal campeggio si avvicina ai quaranta chilometri, ma rimane generalmente facile grazie al dislivello contenuto.
Pedalare verso levante permette di attraversare in una sola giornata le due anime di Imperia, superare Capo Berta e raggiungere il Golfo Dianese. È un percorso diverso da quello verso Sanremo: meno lungo, ma capace di alternare città, costa rocciosa e piccoli borghi affacciati sul mare.
Gite comode con il treno
Per le destinazioni più lontane si può lasciare la bicicletta al campeggio e utilizzare il treno.
Bisogna però ricordare che la stazione ferroviaria di Imperia non si trova accanto al Camping Il Girasole. Al tempo trascorso sul treno va quindi aggiunto il trasferimento dal campeggio alla stazione, da effettuare con autobus, taxi oppure bicicletta.
Diano Marina si raggiunge in circa 5–7 minuti di treno. È una soluzione comoda quando si vuole passeggiare nel centro, trascorrere qualche ora in spiaggia oppure proseguire a piedi verso San Bartolomeo.
Andora richiede indicativamente 12–15 minuti.
Può diventare il punto di partenza per visitare il lungomare, Palazzo Tagliaferro oppure salire verso il Borgo Castello.
Alassio si raggiunge generalmente in circa 18–22 minuti.
Una volta arrivati si può percorrere il Budello, vedere il Muretto e continuare la passeggiata verso il porto turistico.
Albenga dista circa 28–30 minuti di treno.
Vale il viaggio per il centro storico, le torri medievali, il Battistero e le stradine racchiuse tra gli antichi palazzi.
Verso ponente, Sanremo si raggiunge normalmente in circa 15 minuti, mentre per Ventimiglia bisogna calcolare approssimativamente 35 minuti. Da Ventimiglia si può visitare la parte alta della città oppure proseguire con gli autobus locali verso i Giardini Hanbury.
I collegamenti ferroviari sono diretti, ma non tutti i treni effettuano le stesse fermate. Per esempio, alcune corse saltano le località minori mentre altre fermano a Diano, Andora, Laigueglia, Alassio e Albenga. Gli orari possono inoltre cambiare nei giorni festivi o in presenza di lavori sulla linea.
Spostarsi con gli autobus
Gli autobus di Riviera Trasporti permettono di muoversi lungo la costa anche senza raggiungere la stazione ferroviaria.
Da Porto Maurizio si possono raggiungere San Lorenzo al Mare, Oneglia, Diano Marina, Arma di Taggia e Sanremo. I tempi dipendono molto dal traffico, soprattutto in estate: per le località più vicine bisogna calcolare indicativamente 15–25 minuti, mentre per Sanremo il viaggio può richiedere circa 40–50 minuti.
Durante l’estate sono inoltre attivi alcuni collegamenti Marebus e servizi aggiuntivi dedicati alle località costiere e alle frazioni.
Il treno rimane generalmente più veloce per raggiungere Sanremo, Alassio, Albenga o Ventimiglia. L’autobus è invece comodo per le brevi distanze, quando non si vuole pedalare o per tornare al campeggio dopo una lunga giornata.
Distanze e tempi sono indicativi. Alla durata del viaggio bisogna aggiungere il tragitto dal campeggio alla fermata o alla stazione e l’eventuale attesa. Prima di partire conviene quindi controllare gli orari aggiornati, soprattutto nei fine settimana e fuori dalla stagione estiva.
Ho condensato tutte le mie esperienze, errori e soluzioni pratiche in una guida semplice e concreta. “Camperisti si diventa” è il libro che avrei voluto leggere prima del mio primo viaggio: niente stress, più libertà e tanta strada davanti.
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